4. Gen, 2014

Istantanee ad Arte

ISTANTANEE AD ARTE

Quella di Andrea Meini è una forma di pittura colta, intenta a rivivere la magia e i segreti del mestiere di pittore, dando concretezza alle forme e allo spazio di un paesaggio autobiografico, che si manifesta come costruzione vitale in cui la mano dell’uomo – come quella dell’artista – crea e ricrea a suo piacimento il mondo circostante.
Ritrovare il piacere del dipingere e riscoprire il linguaggio pittorico delle origini, divengono un diktat in questa serie di opere, un modo unico e soggettivo di recuperare quel particolare modo di vedere e riprodurre il mondo, ossia quel particolare sguardo che solo un pittore per antonomasia possiede e sa sfruttare in tutta la sua poeticità.
Andrea Meini riacquista e torna in possesso dei fondamenti di un’arte manuale, colta e raffinata che la multimedialità e il concettualismo contemporaneo sembrano aver dimenticato e affondato in un oblio tecnologico e culturalmente caotico. Per il pittore immergersi nel paesaggio significa, quindi, avere fiducia in un probabile e possibile riscatto estetico della Natura e dell’oggetto contemplato in tutta la sua temporalità e spazialità. Significa, in altre parole, cristallizzare sul supporto artistico l’attimo simultaneo di osservazione e gesto estetico con una semplice pennellata, perché il paesaggio altro non è che una sintesi idealizzata di immagine e realtà dove significanti e significati coincidono e si amalgamano con l’emotività espressiva della sensibilità pittorica dell’artista.
L’elemento paesaggistico si caratterizza per essere un prodotto culturale, un luogo di osservazione, una metonimia del mondo e uno sguardo conoscitivo e sperimentale sulla propria e diretta percezione del mondo, attraverso il quale l’artista ha messo in gioco le sue doti pittoriche e ha sfidato le proprie abilità nella coscienza che l’Arte può riscoprire se stessa e il gusto di una manualità espressiva originaria, l’unica, in quanto maestria tecnica, che ha solcato i tempi della Storia e che ancora può donare suggestivi spunti di riflessione all’arte presente e futura.
Laura Monaldi

(Estratto dall’articolo della rivista “Cultura Commestibile” del 4 gennaio 2014)

IL PAESAGGIO: LUCI ED OMBRE

 

    In questi lavori recenti, la pittura di Meini definisce uno spazio fatto di terra e di erbe germinanti luce ed ombra, che spingono verso un orizzonte prevalentemente alto, a ritrovare un cielo faticosamente conquistato. E da questo “germinare” di luci ed om­bre (elementi di una sintassi pittorica in Meini determinante), lo spazio e le forme si generano in un farsi materia di una costruzione vitale.

Le forze (o, meno retoricamente: gli elementi) della natura divengono sostanza della pittura; una pittura comunque anelante alla fisicità di un godimento, innocentemente, orgogliosamente, impudicamente perseguito e rinnovato.

Si ritrova in Meini, nell'ostentato piacere del dipingere quello che “vive”, l'essere ar­tefice di una pittura senza infingimenti, spinta verso una ricercata spettacolarizzazio­ne, nei quadri di grandi dimensioni particolarmente evidente, dove le specificità peculiari a questo linguaggio fortemente si accentuano.

Questa accentuazione dei caratteri specifici del linguaggio pittorico sono del resto evidenti in tutti i ricorrenti periodi di crisi, ormai da ben più di un secolo ed anche in questo terzo millennio: al termine di molti “ismi”, molte morti e vaghe resurrezioni, un diffuso disorientamento permane. In Meini, pur nella consapevolezza di una conflittualità perennemente in atto, non vi è traccia di un'affermazione di espliciti intenti programmatici di carattere intellettualistico o ideologico, ed egli istintivamente rifugge da ogni eccesso di trasfigurazione. Ma certo è proprio in questa naturalezza dell'essere pittore la misura della sua tenace consapevolezza di quanto questo essere controtendenza possa essere scomodo ma di fatto irrinunciabile.

Sulle risapute ragioni di questa crisi non mi dilungo; ma in questi periodi di negazione e perdurante debolezza, in queste ricorrenti oscillazioni del pendolo, le acque della pittura paiono ritirarsi sprofondando nell'oscuro tracciato di un percorso carsico, per poi, a suo tempo, inesorabilmente riaffiorare. Ed è intorno ai margini di questo riaffiorare quanto mai necessario, che si affacciano i pittori come Andrea Meini.

Anche in questo tempo lacerato, per quanto non agevolmente rintracciabili, non sono mancati i momenti fondamentali di una convincente ridefinizione di questo linguaggio, a ritrovare le cadenze e la continuità di una storia millenaria; e per quanto si sia fatto arduo di strappi e sussulti il procedere di questa storia, di questa si è consapevolmente partecipi e protagonisti. In questo riconoscersi in un flusso secolare, in questo ritrovare gli echi e gli accenti di una lingua variamente ed universalmente parlata, risulta prezioso il contributo di pittori come Andrea Meini.

La pittura colta in genere, e quella di Meini nella fattispecie, è riferibile ad un grande passato ed è figlia di molti padri, variamente adombrati da Andrea: con alcuni di questi, a seconda dei momenti, del tipo di lavoro e degli umori, più intensamente conversa e più vivacemente affiorano; altri arretrano e si fanno più tenui i loro rimandi, ma mai sino a scomparire. Ed è in questo una grande ricchezza ed insieme un gravoso fardello.

Ma non sarebbe possibile alcuna significativa autonomia senza una possibilità di attingere con discernimento a questo immenso repertorio di riferimenti fornito dalla storia della pittura, che è poi elemento irrinunciabile ad una comprensione dell'intera storia umana.

Perchè il paesaggio? In Meini, poi, che è pittore di figura?

Perchè questa ricerca di un luogo in cui rinnovare lo sguardo, per poter poi ritrovarsi in un “altrove” dove possa ricollocarsi un senso della vita (ed appunto il tempo di una storia individuale e collettiva), che possa mantenere la tensione verso un progressivo rigenerarsi?

Certo il paesaggio è soggetto ricorrente in pittura: prima a svolgere una funzione di contenitore o scenario di un vario apparire dell'umano, ed a questo subordinato; solo in tempi assai più recenti diviene soggetto autonomo, per farsi finalmente mondo, e lo abbiamo visto capace di rivelare interi ed infiniti universi espressivi. Romanticamente minaccioso e terribile, teatro dello scatenamento di conflitti primordiali in alcuni momenti della storia, ricondotto ad un ordine controllato dalla ragione in altri; spesse volte scaturigine di un apparire epifanico. In alcune stagioni, poi, lo abbiamo visto indugiare attraverso raffinati languori tonali al perseguimento di una ricercata poeticità del vivere; per non dire di altre epifanie, di drammatiche trasfigurazioni, di stravolgimenti senza redenzione. Insomma, soggetto quanto mai frequentato e quanto mai duttile nell'adattarsi all'umano sentire.

Di questo tutti abbiamo una più o meno vasta esperienza; ed ognuno di noi può attingere ad una sorta di personale archivio della memoria, ad evocare, in una scansione più o meno incisiva, una sequenza di immagini che costituiscono il senso di un processo identitario.

Insomma, se ne sia consapevoli o meno, la riconoscibilità di questi luoghi raccontati dalla pittura, con il loro particolare modo di essere mondo, in un inesausto susseguirsi di rappresentazioni, alimentano una memoria individuale e collettiva; a determinare una percezione di sé fortemente connessa ad un senso di appartenenza ad una cultura quanto mai irrorata di arte figurativa.

Meini, pittore di figure, dicevamo, si inoltra in questa rivisitazione del paesaggio, si immerge negli elementi che lo compongono; e per elementi intendo proprio quelli alchemici: aria, acqua, terra, fuoco. Qui di certo interviene più che una scelta programmatica: la spinta forte di un bisogno, di una necessità. I luoghi dipinti da Meini, i suoi paesaggi, appaiono residuali di un mondo devastato dalla più cupa ed avida ottusità; sono quello che ancora resta, a contenere comunque una promessa di poeticità e bellezza, possibile solo allontanandosi dalla presenza dell'umano.

Qui pare possa configurarsi una convincente risposta al preliminare quesito: perchè il paesaggio? Ed è questo il messaggio comunicato: quanto ancora sia possibile cogliere in un terreno brullo o ricco di erbe, assolato o intriso di indefiniti vapori e d'ombre, tutta la stupefacente bellezza del mondo e quanto questa sia fragile e lesta a svanire. Se appaiono elementi architettonici sono modesti capanni, casualmente assemblati; solo questo è sopportabile allo sguardo di Meini. Qui interviene una scelta evidentemente chiara: la difesa di quanto prezioso possa essere un defilato pezzetto di mondo e di quanta “germinazione” di vita e di significato possa esservi contenuto. Ed in questo volgere le spalle alla devastazione alla quale si è solo accennato è racchiuso in buona misura il senso di questo lavoro.

Nei circa quaranta lavori esposti appaiono diverse le soluzioni formali, prevalentemente definite dalla tecnica usata; nello scrivere queste note mi sono particolarmente riferito ai lavori ad olio di medie e grandi dimensioni. Ma risultano significativi ed intriganti, nel loro rivestirsi di una “pelle”, di una sostanza materica di più tenue rilevanza, gli affreschi: in questi, in un più quieto vibrare di toni calcinati, si celano i languori pittorici di un intimo conversare con un passato di raffinata civiltà.

La serie di lavori su carta, che Meini definisce all'acqua (acquarelli, govache), intrisi di vapori e luci baluginanti, piogge e nebbie, completano il percorso.

Vi è in questi un dissolversi, un abbandonarsi, forse fiducioso, agli elementi; beninteso, quelli alchemici: aria, acqua, terra, fuoco; ed ancora: memoria, desiderio, stupefazione, vita, morte.

Di questo siamo impastati. E che tutto scorra.

                                                                                         Ladislao Nocentini

Autunno 50x45 Olio su Tela 2009

Rio d'inverno 100x150 pigmenti e resina su tela 2012

Rimessa di Campagna 120x70 Olio su Tela 2013

Primo giorno di primavera 163x126 olio su tavola 2013

Lungo il rio la sera 100x90 Olio su Tela 2013

Domenica invernale 116x87 olio su tela 2013

Valbugiana 31x25,5 Affresco 2012

Veduta di Cerreto 18x13 acquerello su carta 2013

Porto dei Barchini 23x18 pigmenti su calce 2012

Il porto dei barchini 90x80 affresco 2013

Capanni e Campi 153x118 Olio su Tela 2013

Capanni al sole 30x40 Olio su Tela 2012

Campi 51x50 Affresco su tavola 2012